Ritorno ai confini dell'Ucraina: episodio 5 - L'intervista a un soldato ucraino

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In precedenza avevamo menzionato come il servizio militare in Ucraina fosse recentemente cambiato. Maria Gabriella Asparaggio ci manda allora un'intervista a Ivan, soldato ucraino che ha vissuto l'inferno del fronte: è stato ferito tre volte, ora chiede di non tornare più in prima linea.
L'inferno del fronte
Ho intervistato il soldato Ivan: lui è ingegnere, erano entrati nella fabbrica dove lavorava e l'hanno arruolato. È finito al fronte: l'inferno. Ferito tre volte. L'ultima si è fatto 6 mesi di ospedale a Dnipro; la moglie a proprie spese è partita per stargli vicino e poi c'è stato il trasferimento all'ospedale di Lviv, vicino a casa.
Quando racconta del Donbas si infervora e si percepisce che non sempre la popolazione di quella terra adesso li accolga con favore. Una volta non gli hanno venduto del pane perché parlava in ucraino. Tra i soldati privatamente si parla talvolta in russo, in missione mai per evitare di essere uccisi dai propri connazionali.
Lui è stato a Myrnohrad, ora sotto i russi. Afferma che quando passano fanno terra bruciata, distruggono tutto, rasano città intere, distruggono vite, sogni e speranza. Ivan suffraga le proprie affermazioni con queste foto di Myrnohrad prima e dopo l'arrivo dei russi.
Dopo l'ultimo ricovero in ospedale e tre anni in fanteria Ivan sta chiedendo di non tornare in prima linea. Al momento è in una caserma dove si preparano gli uomini a combattere. Durante le esercitazioni al poligono si spara su immagini di noti "personaggi" russi...

Marija Zacharova, Direttore del dipartimento informazione e stampa del Ministero degli esteri della Russia
Ivan mi racconta che ha portato via dal fronte migliaia di soldati feriti, sfregiati, fatti a pezzi da droni e di soldati morti. Lui e il suo compagno si erano fatti la promessa reciproca che se fossero morti l'amico avrebbe riportato la salma a casa. Questo è toccato a Ivan, ma ha disobbedito per cui per un anno il comandante l'ha rimproverato.
Per Ivan non ci si può fidare di Putin, lui fa solo cose vantaggiose per sé stesso. Del resto Putin è un assassino e gli assassini non si lasciano convincere facilmente.

Questo stemma parla da solo. La traduzione letterale è: Non fartela sotto che ti porto via. Autista!
Ivan è stato premiato con una medaglia per la sua partecipazione alla guerra e il suo ferimento.
Adesso i soldati sono sempre di meno, per cui non si riesce nemmeno più a restituire al dolore delle madri, figli, mogli... Le spoglie dei loro cari per l'ultimo doveroso saluto.
di Maria Gabriella Asparaggio






