Ritorno ai confini dell'Ucraina: episodio 2 - Il Natale è più forte della guerra

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Prosegue il viaggio in terra ucraina da parte di Maria Gabriella Asparaggio: la nostra corrispondente viene colpita dalla voglia di vivere del popolo ucraino che, nonostante la guerra in corso, non rinuncia a festeggiare il Natale e continua a vivere alla giornata. Ecco come si presenta Lviv (“Leon”), città dichiarata Patrimonio UNESCO per il suo centro storico.
L'impatto con Lviv
Lviv è cambiata anche nella guerra, perché ormai sono pochi i cavalli di Frisia rispetto ai primi anni del conflitto quando si temeva un'invasione in larga scala, per cui essi si trovavano in tutti i punti strategici. Nel video seguente, uno strascico della festa tradizionale ucraina chiamata Vertep. È Natale anche a Lviv, nonostante la guerra c'è una forte voglia di vivere. Questa è resistenza.
Questo è un memoriale diverso dagli altri perché queste fotografie sono di persone disperse o prigioniere per cui su ogni cartello si legge: "Speriamo e crediamo". Si spera che tornino a casa.
Qui c'è l'ingresso dell' ospedale militare di Lviv: se si aspetta si vedono famigliari e militari feriti uscire. Ci sono anche dei mutilati. L'ospedale è presidiato dai militari di guardia ed è vietato fotografare.
Ciò che più colpisce dell'ospedale è il muro di cinta affrescato con immagini dipinte dai bambini delle scuole. Tra i disegni dei bambini si legge "L'Ucraina non si inginocchia". Questa scritta si ripete per ogni murales e fa pensare sia perché coinvolge dei bambini, sia perché rispecchia lo spirito ucraino che non vuole essere oppresso.
Questo ospedale accoglie soprattutto soldati, ma talvolta ci sono persone che a pagamento vengono operate perché i medici sono esperti. Per i soldati le spese sono sostenute dallo Stato.

Il memoriale nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Lviv
Tra le chiese più importanti in questo momento a Lviv c'è la chiesa dei santi Pietro e Paolo, perché qui si svolgono i funerali dei soldati. Entrando sul lato sinistro c'è un memoriale per i soldati morti in guerra e i bambini uccisi dai bombardamenti su Lviv.

Sempre davanti alla chiesa un soldato raccoglie, senza insistenza, fondi per i militari perché, diversamente da quanto ci viene detto in Italia, al fronte arrivano poche armi. Ho intervistato un soldato che è stato ferito tre volte. Era sulla linea zero a Bakmuth. In seguito accompagnava i feriti e i morti via dal campo. Mi racconta che i russi non si sono comportati male come immaginiamo, che i peggiori sono i buriati, non hanno né anima né pietà. Se un soldato vuole sopravvivere in prima linea, da due anni deve comprarsi autonomamente tutto ciò che gli serve, perché non ha praticamente nulla. Le armi sono poche e cercano di sottrarle ai russi che sono tantissimi. In Italia riguardo alle armi mandate in Ucraina abbiamo invece un' impressione diversa, forse dettata da alcuni giornali.
Erano in 100, sono rimasti in 7. Noto che fuma di continuo.
di Maria Gabriella Asparaggio



