Il Rifugio Massi di Oulx non riceve più finanziamenti pubblici

Ogni anno vi transitano dalle 15 mila alle 20 mila persone: è possibile contribuire con una donazione
08 Set 2025   

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Prosegue il nostro reportage dal Rifugio Massi di Oulx, in Val di Susa, la struttura fondata sette anni fa da don Chiampo per offrire un pasto caldo e ospitalità notturna ai migranti diretti in Francia. Sabato 5 settembre, alle otto del mattino, sono presenti 117 persone, mentre 37 sono state respinte al confine del Monginevro. La percentuale dei respingimenti è in aumento e ad agosto ha raggiunto il 22%. Si registra inoltre una crescita significativa degli arrivi dal Sudan, a fronte di un calo di quelli provenienti dal Corno d’Africa.

La maggior parte degli ospiti del Massi sono giovani uomini, ma non mancano donne e bambini, anche molto piccoli. Molti di loro hanno vissuto esperienze traumatiche che non sempre emergono subito, motivo per cui gli operatori devono essere preparati e lavorare con particolare attenzione e sensibilità.
È un’umanità che porta dentro di sé guerre, fame, miseria e il trauma della traversata, ma che non rinuncia alla speranza. Mi colpisce la forza di vivere che hanno queste persone, come se nulla potesse spegnere la loro voglia di futuro: suonano la chitarra dentro il rifugio e improvvisano partite di calcio nel cortile accanto all’infermeria.

Nel via vai del rifugio si mescolano i rumori dei cucchiai nei piatti di pasta, le voci di chi prega in un angolo del cortile e i sorrisi innocenti dei bambini.
Tra i volontari incontriamo Roberta, giovane medico che in questi giorni presta servizio presso la struttura. “Arrivano con malattie respiratorie, infezioni cutanee, problemi legati alla stanchezza e alla malnutrizione. Ma ci sono anche bisogni psicologici profondi, spesso nascosti. Il lavoro sanitario qui è un lavoro d’ascolto, non solo di cura”.

Il Rifugio Massi non riceve più finanziamenti pubblici, una difficoltà non da poco se si considera che ogni anno vi transitano tra le 15 e le 20 mila persone e che il costo di gestione oscilla tra i 700 e gli 800 mila euro. Per questo motivo don Chiampo e il suo staff lanciano un appello a chiunque voglia sostenere l’attività della struttura. È possibile contribuire con una donazione sul conto di Talita Kum Budrola, Unicredit IBAN IT 40L0200831060000041282734 (per le spese di funzionamento del rifugio), oppure sul conto di Action for, Unicredit IBAN IT 16O0623030870000040796729 (attenzione: il terzo carattere dopo IT è la lettera O maiuscola, non uno zero) per l’acquisto di materiali. Nella causale occorre indicare “Libera donazione per progetto migranti”. Le donazioni sono detraibili.

di Maria Gabriella Asparaggio