Fu allevatore, alpino e avisino: addio a Bruno Cera

Per la sua lunga militanza nel mondo agricolo aveva ricevuto il premio “Fedeltà al lavoro” nel 2015
30 Lug 2025   

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Era sempre presente a tutte le manifestazioni in cui poteva portare, con orgoglio, i suoi capi di bestiame, che spesso tornavano in stalla con importanti premi. Giovedì scorso, nella chiesa di San Pietro, è stato dato l’ultimo saluto a Bruno Cera, allevatore ed agricoltore di Canavere, spentosi all’età di 83 anni. Dire che era conosciuto da tutti non è certo retorica, perché era proprio così.

La sua vita è stata spesa interamente nell’azienda agricola di famiglia. Bruno vi aveva lavorato fin dal 1948, prima con suo padre Giovanni e poi con la moglie Lucia Merlati. Allevatore di vacche e buoi di razza piemontese, Cera si occupava anche dei suoi terreni ad indirizzo seminativo. Attivo nel volontariato, era Alpino e donatore Avis: per le sue 75 donazioni di sangue aveva ricevuto la stella d’oro. Era stato per diversi anni nel direttivo come “alfiere” (colui che porta il labaro alle cerimonie) e nel 2022 aveva ricevuto “l’Oscar della generosità” provinciale. Entrambi i sodalizi lo hanno omaggiato al funerale con la presenza di due numerose delegazioni, con tanto di labari. Ma era nel mondo agricolo che Cera era molto conosciuto: non perdeva una fiera locale – Carrù, Cervere, Fossano – dove partecipava con i suoi buoi che portavano spesso nomi biblici (Amos, Noè…). Era inoltre protagonista delle feste religiose legate alla civiltà contadina, come la benedizione degli animali che organizza l’Arciconfraternita della Pietà in occasione di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) o la festa di Sant’Isidoro (Pasquetta), patrono degli agricoltori che qui si celebra al santuario della Sanità. Talvolta aveva portato i suoi buoi anche per allestire presepi viventi, come a Marene.

Bruno era un assiduo frequentatore della nostra redazione: passava sempre a raccontarci com’erano andate le varie fiere, informandoci su quali premi aveva vinto lui e quali gli altri allevatori saviglianesi e del nostro territorio. Per la sua lunga militanza nel mondo agricolo aveva ricevuto il premio “Fedeltà al lavoro” nel 2015. Allora si era rammaricato perché non sarebbe potuto andare alla cerimonia di premiazione: quel giorno c’era l’asta mondiale del bue di Carrù e Bruno, in gara con il suo “Noé”, non se la sarebbe persa per nulla al mondo.

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