“L'Italia non ha futuro”, il libro del saviglianese giramondo ora a Londra

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Giovanni Luigi Bordone, saviglianese classe 1980, è docente universitario di marketing, pratica molte discipline sportive (dal triathlon alle gare di nuoto in acque libere, dalle ultra maratone alle competizioni di crossfit) vive a Londra, insegna attualmente alla London Metropolitan University ed è un dottorando in ambito fashion business e innovazione. Recentemente ha scritto il libro “L’Italia non ha futuro”, acquistabile sulle principali piattaforme on line, che sta avendo buoni riscontri e che espone a suo avviso e senza filtri “i mali” dell’Italia, in attesa di confrontarsi anche con i saviglianesi in questo weekend nel quale farà ritorno in città.
Lo abbiamo intervistato.
Giovanni, con questa sua opera è pronto ad attestare la sua non contrarietà alla cosiddetta “fuga dei cervelli”. È così?
«Il discorso, ahimè, è fin troppo semplice e parte da una constatazione brutale: in Italia mancano le prospettive. Prendiamo mio nipote. Lavorava come aiuto cuoco ad Alba per 1.300 euro al mese. Oggi, in Svezia, fa lo stesso mestiere ma guadagna più del doppio. Sì, il costo della vita è più alto, ma non il doppio; quindi ha comunque più soldi, più libertà, più sfizi, più viaggi e perfino più risparmi. Perché mai dovrebbe restare? Come lui, oltre un milione di giovani (il 40% di loro laureati) ha fatto la stessa scelta negli ultimi vent’anni. Credo che tutti i ragazzi dovrebbero vivere almeno sei mesi all’estero per un’accelerazione umana incredibile».
Qual è stato il suo percorso italiano, cosa ricorda della nostra città e quando le è balenata l’idea di trasferirsi nel Regno Unito?
«Diciamo che Londra non era affatto nei miei piani. Dopo tre anni in Cina, ormai vent’anni fa, mi trasferii a Sydney con una ragazza londinese conosciuta pochi mesi prima. Un anno dopo, rimase incinta ed è così che sono approdato a Londra, vivendoci per otto anni, per poi tornare in Cina, a Shanghai, dove sono nati anche gli altri due figli. Nel 2020, complice il Covid e una “prigionia forzata” di due mesi a Bali, siamo rientrati a casa nostra a Londra, dove viviamo tuttora, ma non so per quanto. Il mio percorso italiano? Piuttosto classico, laurea in Economia e commercio, un anno di lavoro in Italia... e poi la fuga. Di Savigliano porto con me una marea di ricordi: il Palazzetto dello Sport, il fiume Macra, gli amici d’infanzia, le estati a Pietraporzio, le partite con l’Amatori Basket Savigliano. Un patrimonio affettivo che non si cancella».
di Cristiano Sabre
L'INTERVISTA COMPLETA ALL'INTERNO DEL GIORNALE.
