Bocconi avvelenati, l'esperto rivela i consigli indispensabili

Segnalare subito il pericolo di intossicazione alle autorità competenti è un atto prioritario
16 Mag 2024   

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Pier Giuseppe Biolatti

Pier Giuseppe Biolatti

Bambi trasformato in un’esca avvelenata? Purtroppo sì! Il cerbiatto dai grandi e dolci occhioni, ucciso non per soddisfare il palato di qualche gourmet, ma per diventare trappola mortale per lupi e volpi. Come? Riempiendo lo stomaco di potenti insetticidi che, una volta ingoiati, risultano fatali. Eh già, perché, come ha spiegato il veterinario Pier Giuseppe Biolatti, durante l’interessante incontro promosso dall’associazione “Amici dei Mici”, giovedì 9 maggio a palazzo Miretti, il fenomeno dell’avvelenamento riguarda non solo cani e gatti, ma una moltitudine di specie selvatiche e no.

«Nella mia lunga esperienza all’istituto zooprofilattico di Cuneo – ha spiegato Biolatti – ho assistito a parecchi casi di bovini e suini morti per intossicazione da sostanze pericolose o proibite, non sempre di facile individuazione».

L’avvelenatore seriale brilla per creatività, dalle polpette o salami con chiodi e frammenti di vetro, all’antigelo per auto, dalle crocchette con metaldeide a ciotole d’acqua aromatizzate con pesticidi o saponi. «Sostanze che, una volta disperse nella natura, causano seri danni ambientali» ha continuato Biolatti.
Le esche possono essere ingerite dai bambini, essendo oggetti spesso colorati o appetibili. Per questo è importante segnalare tempestivamente situazioni sospette. A chi? «Alle autorità competenti, alle forze dell’ordine, al sindaco, al servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale e all’Istituto zooprofilattico territoriale, che avviano le pratiche. Il veterinario di fiducia è il punto di partenza e va contattato ogni qualvolta si hanno dubbi» ha rimarcato Biolatti.

L’uso di esche e bocconi avvelenati è un reato penale, punibile con la reclusione da quattro mesi a due anni. Un notevole passo avanti per la legislazione italiana, se pensiamo che sino agli anni ‘70, bocconi, esche, trappole, tagliole, lacci erano strumenti leciti per il controllo della fauna selvatica ritenuta “nociva”. «Oggi esiste una piattaforma digitale nazionale a cui i veterinari accreditati possono accedere per comunicare sospetti avvelenamenti – ha rivelato l’ospite –. L’azienda sanitaria si occuperà dell’identificazione del veleno, esaminando la carcassa e i campioni biologici. Gli istituti zooprofilattici sottoporranno a necroscopia l’animale e effettueranno gli opportuni accertamenti con analisi di laboratorio. In caso di conferma di avvelenamento, interverrà l’autorità giudiziaria, che avvierà le indagini. Verranno intensificati i controlli e attuata la bonifica della zona interessata, con l’ausilio di guardie ecologiche e nuclei cinofili antiveleno» ha chiarito Biolatti.

«Non dimentichiamo però che sovente i nostri amici a quattro zampe, cani e gatti, s’intossicano nell’ambiente domestico – ha concluso –. Detersivi, profumi, cosmetici, tabacco, alcool, sigarette, farmaci, zampironi contro le zanzare sono killer spietati. Mai abbassare la guardia ed educare i cuccioli alla babele di pericoli che la nostra società urbanizzata nasconde».

di Simona Trabucco