Home / Savigliano / Sentenza di primo grado per la morte di Schito

Sentenza di primo grado per la morte di Schito

thomas.jpg

Nei giorni scorsi, a Moncalieri, è giunta la sentenza di primo grado in merito alla morte del giovane Thomas Schito, catramista di 20 anni, perito all’ospedale Santa Croce di Cuneo nel luglio 2006, dopo otto mesi di coma. Il 4 novembre 2005 era caduto da un tetto di un capannone proprio a Moncalieri, mentre stava eseguendo lavori di coibentazione, catramatura e rimozione dell’amianto sulla copertura. Su quel tetto mancava però una tesata di protezione, tant’è che Thomas cadde di sotto. Un volo di otto metri. Ora è sepolto nel cimitero di Melissano, in provincia di Lecce, paese originario della famiglia.
Il giudice Silvana Podda ha disposto che Sergio Cassardo, presidente dell’Overcar (azienda presso la quale Thomas stava eseguendo i lavori), Maurizio Go ed Antonella Cicuto, soci dell’Ancover (la ditta incaricata del rifacimento del tetto del capannone) venissero condannati a tre anni per “omicidio colposo”. Tre anni e sette mesi, invece, per Marco Cassardo, amministratore delegato dell’Overcar, nominato custode del cantiere a seguito dell’incidente e colpevole di aver alterato la scena del fatto dopo il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria.
Precedentemente, era già stato condannato a due anni e dieci mesi, con rito abbreviato, Luca Poli, titolare della ditta per la quale lavorava Thomas ed alla quale erano stati affidati i lavori presso lo stabile. L’impresario doveva rispondere di omicidio colposo, violazione delle norme antinfortunistiche ed alterazione dello stato dei luoghi dopo il sequestro della Procura (il giorno successivo, sul tetto dell’Overcar spuntò misteriosamente la tesata mancante, ma per gli inquirenti fu subito chiaro che era stata predisposta dopo l’infortunio).
«La mattina dell’incidente – ha detto in aula la mamma di Schito, Pasqualina – mi chiamò sul cellulare. Mi disse che doveva nascondersi sul tetto perché stavano arrivando i controlli dell’Asl».
«Giustizia è fatta – ha commentato il papà Giuseppe – ma nulla ci potrà restituire nostro figlio».
«Il giudice – aggiunge il legale della famiglia, Matteo Bonatti (studio Merlone) – ha confermato l’impostazione accusatoria del Pm e della parte civile, individuando precise responsabilità. Spiace, però, che ad oggi i familiari di Thomas non siano ancora stati risarciti da nessuno, sebbene le sentenze parlino chiaro». Poli, infatti, deve alla famiglia 380.000 euro, mentre gli altri quattro condannati dovranno pagare una provvisionale di 445.000 euro.
L’ultima parola a Donatello, fratello di Thomas: «Le condanne sono pesanti, ma mi chiedo se sono abbastanza per chi si è reso responsabile della morte di un ragazzo così giovane. Mi manca tantissimo e sto cercando di ricordarlo con diverse iniziative. Abbiamo aperto una pagina ricordo sul sito Facebook ed a luglio ci sarà la quarta edizione del memorial di calcetto in suo onore».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *