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Inventa uno stupro per giustificare la scappatella

Ha inventato un sequestro ed una violenza sessuale. Una donna saviglianese di 44 anni è stata denunciata dai Carabinieri per “simulazione di reato e procurato allarme”.
I fatti si sono svolti alcuni giorni fa quando l’indagata, in piena notte, ha chiesto aiuto ad una guardia giurata incontrata a Saluzzo, riferendole di essere stata sequestrata e stuprata.
Lanciato l’allarme e giunta sul posto una pattuglia dei Carabinieri, la donna è stata accompagnata in ospedale a Saluzzo dove, dopo una prima visita, è stata trasferita all’ospedale di Savigliano per un più approfondito controllo delle sue condizioni di salute. Immediatamente, stante la gravità dei reati ipotizzati, sono state avviate le indagini da parte dei Carabinieri della Compagnia di Savigliano con la ricerca di ogni elemento utile a comprendere la dinamica dei fatti, analizzando attentamente anche il racconto della casalinga saviglianese. La stessa, infatti, ha riferito di essere uscita di casa alla guida della propria autovettura alle 22.15 per recarsi, da sola, a trovare alcuni amici. Ad un certo punto, in una frazione di Savigliano, due uomini, indossanti dei passamontagna scuri, sarebbero sbucati fuori da un fossato che costeggia la carreggiata, l’avrebbero fatta fermare e, saliti sul veicolo, senza tanti complimenti, l’avrebbero incappucciata con un sacco di tela e portata in aperta campagna. In quel frangente, avrebbero entrambi abusato di lei facendola poi risalire sul mezzo e portandola, spaesata, sino a Saluzzo. A quel punto, alle 3.30 del mattino, dopo averle tolto il cappuccio, sarebbero scesi dall’autovettura, allontanandosi a piedi. Trascorsi alcuni minuti, infine, pur confusa ed impaurita, la donna avrebbe notato il metronotte al quale avrebbe raccontato l’accaduto.
«La determinazione della donna nel sostenere lo svolgimento dei fatti, tuttavia, non ha trovato riscontro negli elementi raccolti nel corso delle indagini che hanno, invece, portato a risultati diametralmente opposti» spiega il capitano Marco Campaldini, comandante della Compagnia Carabinieri di Savigliano. «È infatti emerso – continua il capitano – che la denunciante aveva trascorso buona parte della notte in compagnia di un altro uomo e che, per giustificare al marito la sua prolungata assenza da casa senza insospettirlo e quindi coprire la propria infedeltà coniugale, aveva pensato di inventare la storia del rapimento e della violenza sessuale».
Una dettagliata informativa è stata ora depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Saluzzo. I reati ipotizzati prevedono la pena della reclusione fino a tre anni.
«I reati denunciati dalla donna, per la loro gravità – conclude Campaldini – hanno imposto il massimo impegno degli uomini dell’Arma incaricati di accertare i fatti nonché della struttura sanitaria che le ha prestato soccorso, provocando un grande ed inutile dispendio di risorse che potevano e dovevano essere impiegate in altro modo. Chi pensa di poter nascondere in questa maniera situazioni imbarazzanti o risolvere così i propri problemi, fa una valutazione sbagliata poiché il reato per il quale si procede, proprio per le ragioni sopra indicate, viene punito severamente».

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