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I giovani industriali della Granda sono orgogliosi di essere europei

«Noi giovani imprenditori apparteniamo a una generazione già europea, di nascita e di cultura, e non abbiamo alcuna nostalgia di lire e di dogane. Siamo europei nelle consuetudini, di fatto e di diritto. E non scegliamo l’Europa, perché questo è il male minore. La scegliamo perché il mercato unico è la chiave del successo per le nostre imprese, ecco perché la scegliamo! Ed è un processo irreversibile questo, non è un processo negoziabile!». Con una relazione appassionata, incentrata sui valori Europei, Alberto Ribezzo, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo, ha aperto ufficialmente i lavori dell’assemblea annuale, svoltasi mercoledì 19 giugno presso la Fondazione Ferrero di Alba. Prima di lui, i saluti dei rappresentanti Istituzionali: in primis, quelli del presidente della Regione, Alberto Cirio che, in uno dei primi appuntamenti pubblici nella nostra provincia in qualità di Governatore, si è rivolto alla platea, coinvolgendola sul piano di rilancio della Regione e sul suo impegno a Bruxelles, affinché risorse non ancora utilizzate possano essere destinate alle reali esigenze del mondo produttivo, invitando gli imprenditori a far sentire la loro voce, perché «gli imprenditori piemontesi sono straordinari e – rivolgendosi a se stesso – mi accontenterei che gli amministratori pubblici fossero almeno buoni». A seguire, il presidente della Provincia di Cuneo, Federico Borgna: «La dimensione sovranazionale europea può essere la soluzione di fronte ai giganti planetari di oggi America e Cina, a quelli di domani, come l’Africa» e in rappresentanza del Comune di Alba, il consigliere Gionni Marengo: «Viviamo in un’isola felice, che va mantenuta. Solo con l’aiuto delle Istituzioni, l’imprenditoria può avere successo». Sul tema a cui è stata dedicata l’Assemblea di quest’anno “Spread, Mercati ed Europa – Come la finanza influenza il quotidiano”, è intervenuto con una lectio magistralis Bartolomeo Salomone, segretario generale della Fondazione Ferrero, già direttore finanziario del gruppo dolciario e tuttora membro del Cda di Ferrero Spa. Con lui ha dialogato Vanni Caratto, giornalista economico Rai. «Vent’anni fa, avevamo già delineato le opportunità e le criticità dell’entrata nell’euro» ha spiegato il dott. Salomone, che ha ripercorso i momenti salienti, dalla crisi finanziaria del 2008 negli Usa, a quella del debito sovrano in Europa del 2010, fino a quando, il 6 settembre 2012, la BCE ha  annunciato finalmente l’intervento illimitato in acquisto di titoli di Stato e ha posto le basi per una stabilizzazione dei mercati, mettendo un freno alla speculazione. Non ci sono solo rischi, ci sono anche le ragioni della speranza. «In questo momento – ha proseguito il segretario generale della Fondazione Ferrero –  non siamo tra i Paesi forti e potremmo coalizzarci con altri Paesi per fare forza comune e prospettare delle soluzioni, ma non dimentichiamo il ruolo importante che ha avuto e continua ad avere l‘Italia. L’Europa potrebbe fare a meno dell’Italia? Se ce lo domandiamo seriamente, la risposta non può che essere no. Oggi il vero nemico non è l’Europa, lo sono i mercati e la speculazione, ma Draghi è riuscito a rassicurare i mercati confermandosi un grande governatore. Ha dettato le linee guida della politica monetaria, ha dato qualche probabilità di una riduzione dei tassi e ha dimostrato di essere a difesa dei valori dell’Europa. In questo modo ha difeso anche l’Italia, che ha tutto il vantaggio a che si stemperino le tensioni e si viva un attimo di serenità in più sui mercati». Al termine dell’assemblea, l’invito alle Istituzioni: «Noi giovani imprenditori non rappresentiamo i poteri forti – ha concluso Alberto Ribezzo –  ma siamo forze a disposizione. Vogliamo guardare avanti in una direzione comune, insieme agli imprenditori europei e vogliamo anche essere partecipi della vita politica, mettendoci a servizio per aiutare chi siede nelle posizioni strategiche a definire le linee guida degli investimenti e la direzione in cui vogliamo andare come Paese e come Europa».

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