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Napolitano rieletto. Pd nella bufera.

NAPOLITANO HA GIURATO

“La sceneggiata che ha commosso il mondo”. Recita così la locandina di “Lacrime Napulitane”, film con Mario Merola di qualche anno fa. La sceneggiata che abbiamo visto nei giorni scorsi, invece, ha fatto venire i brividi agli italiani ed ha rassicurato i mercati, che hanno accolto con favore la rielezione dell’ottantottenne ex comunista gradito all’Europa e – udite udite – al Fondo monetario internazionale.
A piangere, ancora una volta, è il Pd, questo partito cementato dall’antiberlusconismo, ma dilanito dalle correnti. Tant’è che in pochi giorni si è consumato prima il fallimento di Bersani nel formare un governo. Poi, iniziata l’elezione del nuovo Capo dello Stato, i democratici franchi tiratori hanno prima infilzato Franco Marini (candidato appoggiato anche dal Pdl del detestato Cavaliere) e poi silurato nientemeno che Romano Prodi, il padre dell’Ulivo. Bersani, nel marasma, si è dimesso. Così, sabato mattina, in fretta e furia, i presidenti delle Regioni e tutti i partiti – meno i 5 Stelle e il Sel, fedeli nel votare l’ex garante della privacy Stefano Rodotà – sono saliti al Colle a supplicare Napolitano di rimanere. Ed ora, rieletto a grandissima maggioranza (798 voti su 1007), si parla di un governo Amato (lo stesso di vent’anni fa, alla faccia del rinnovamento). Con Matteo Renzi che spinge da giorni per prendere in mano le redini del Pd e suoi fedelissimi a dire (probabilmente a ragione): «Se il candidato fosse stato lui, tutto ciò non sarebbe successo».

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