Pirogassificatore: il parere di Legambiente

27 marzo 2013 10:450 commentiVisite: 939

sito pirogassificatore 2

GENOLA. Mentre il Comitato “No al Pirogassificatore” ha reso noto che le firme raccolte sfiorano le 1.300, i circoli Legambiente di Bra e di Cuneo hanno presentato la propria relazione. Questi i punti principali.

Approvvigionamento e filiera del legno
È necessario che il tipo di approvvigionamento garantisca l’effettiva rinnovabilità della fonte, quindi i prelievi devono essere dimensionati ad un’adeguata gestione dei boschi: possiamo considerare la biomassa come rinnovabile soltanto se è garantito in modo preciso il pronto rimpiazzo dei quantitativi combusti. Le foreste hanno una capacità di sequestro della CO2 attraverso la parte verde e di fissazione del carbonio nei suoli. È indispensabile non alterare tale ruolo. Quindi, a monte dell’inserimento di una centrale a biomasse legnose da esbosco, dovrebbe esserci un ben individuato territorio con piani forestali che rispettino le esigenze sopra esposte. Deve essere costruita una filiera che destini all’utilizzo termico solo gli scarti di lavorazione del legno, privilegiandone gli altri molteplici usi. Frequentemente ci si trova di fronte a proposte progettuali che prevedono un approvvigionamento diretto di materiale già cippato fornito da importatori. Siamo nettamente contrari a considerare come filiera corta il percorso dal rivenditore alla centrale, ma richiediamo la tracciabilità del legno a partire dal bosco in cui è stato prelevato”.

Bilancio energetico positivo
“Tutta l’energia che viene impiegata per taglio, trasporto, cippatura dovrebbe essere conteggiata quando si fa un bilancio energetico dell’impianto. L’essicazione del cippato deve essere considerata autoconsumo. L’energia termica prodotta non deve essere dispersa e non sono ammissibili centrali che non siano di cogenerazione. Il calore residuo deve essere pienamente utilizzato”.
Qualità dell’aria
“I comuni in zona di Piano per la qualità dell’aria o zona di mantenimento non dovrebbero essere gravati dalla presenza di centrali a biomassa a meno che non si eliminino produzioni inquinanti locali in modo proporzionale. Occorre applicare un buon controllo delle emissioni”.

Funzionalità degli impianti di pirogassificazione delle biomasse
Nel cuneese, alcuni impianti di pirogassificazione sono stati autorizzati e realizzati. Ad oggi però, nonostante siano disponibili diverse offerte commerciali, l’effettivo funzionamento di questa tecnologia è ancora oggetto di dibattito. Nel caso specifico dei due progetti di pirogassificazione a biomasse legnose, ciascuno con potenza elettrica di 199 kWe proposti da Origlia Associati, sarebbe stato auspicabile richiedere la convocazione di una Conferenza dei Servizi con partecipazione di Arpa e Asl per la verifica del rispetto delle norme igienico-sanitarie. Le centrali termoelettriche sono definite attività industriali insalubri di 1ª classe ai sensi dell’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie, inoltre, Genola inoltre è un comune ricadente nella zona di piano regionale di tutela e risanamento della qualità dell’aria. I due impianti, seppur singolarmente di potenza elettrica inferiore ai 200 kW, sorgeranno a brevissima distanza l’uno dall’altro. Nell’area, sarà quindi realizzato un intervento che complessivamente svilupperà 398 kWe. Riteniamo che occorra valutare se interventi di questo tipo di fatto costituiscano ‘cumulo’ e debbano pertanto essere considerati secondo quanto previsto dalle linee guida nazionali. Dai documenti presentati non risulta certificazione alcuna sull’uso del calore residuo né sulle eventuali utenze servite. A ciò si aggiunge il fatto che, come già detto, essendo il comune di Genola in zona di piano, dovrebbe essere verificato che il risparmio di energia primaria sia positivo, ma non risulta alcuna documentazione su tale aspetto. Nonostante sia presente un accordo con Uncem sull’approvvigionamento della biomassa, non compaiono contratti di fornitura che garantiscano la filiera corta di cui si parla nella relazione tecnica”.

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