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Commercianti a Torino per protesta

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È tutto pronto per lo “sbarco” dei commercianti saviglianesi a Torino.

Giovedì mattina, alle 10 in punto, in tanti saranno a protestare sotto le finestre degli uffici regionali dove si svolgerà la “conferenza dei servizi”. Tale organo potrà dare il via libera al nuovo centro commerciale di 6.000 mq che una società vuole costruire nell’ultimo prato rimasto verde in via Torino, nei pressi della multisala.Con i negozianti della città – guidati dal presidente Pietro Rubiolo e dal direttore Livio Raballo – ci sarà anche una delegazione dell’amministrazione comunale, schieratasi con l’Ascom. Secondo Soave ed i suoi, infatti, «l’equilibrio commerciale di Savigliano, con questo nuovo insediamento, potrebbe venire compromesso». Per scoraggiare l’arrivo del nuovo centro commerciale, infatti, la Giunta ha già posto dei paletti sostanziosi, chiedendo circa 4 milioni di oneri di urbanizzazione. «Con questo metodo – aveva ricordato il sindaco nell’ultimo Consiglio comunale – avevamo già scoraggiato l’arrivo di un grosso centro nei pressi della Saint Gobain». Un sistema collaudato, dunque. Ma non tutti sono convinti della buona fede della Giunta Soave. C’è chi pensa che, così facendo, voglia soltanto mettersi la coscienza a posto. Male che vada, se la società accettasse di pagare i sostanziosi contributi richiestigli, nelle casse di corso Roma arriverebbero 4 milioni. Una cifra che farebbe molto comodo al Comune. Specie di questi tempi, in cui i bilanci degli enti locali piangono lacrime amare. «La legge ci obbliga a prevedere questi insediamenti sul Piano regolatore. Tecnicamente, ad oggi è impossibile dire di no» aveva però spiegato in Consiglio l’assessore ai Lavori pubblici Claudio Cussa.Giovedì alle 7.30, comunque, un pullman muoverà alla volta della capitale subalpina. Pare ormai certo che l’assessore regionale al Commercio William Casoni riceverà i manifestanti. Nei giorni scorsi, infatti, ci sono già stati alcuni contatti con l’Ascom per organizzare l’incontro. Al momento non si sa se l’assessore scenderà tra la folla oppure se riceverà a palazzo una delegazione dei commercianti. Ad ogni modo, si dialogherà. E in questa sede Casoni dovrà anche spiegare perché attribuisce alla Giunta Bresso la responsabilità su di una domanda che in realtà il sindaco Soave afferma sia arrivata in Regione il 3 giugno, quando si era già insediata da un pezzo la Giunta Cota. «Sono con i commercianti saviglianesi, ma non posso farci niente» aveva affermato. «Non giochiamo allo scaricabarile» gli ha risposto invece il nostro primo cittadino, che aveva già invitato Casoni – dichiaratosi più volte contrario a nuovi insediamenti di grande distribuzione – «a far seguire alle parole i fatti». Nella questione pratica, dunque, come sempre si mischia la battaglia politica tra centro-destra (Casoni) e centro-sinistra (Soave).Se ci pensiamo bene, però, tutti si dicono contrari al nuovo insediamento: Comune, Provincia, Regione. E allora è matematico che il centro commerciale non si farà! …Come dite? Ingenui? Chi? Noi?

Un commento

  1. Francesco Beriachetto

    Nella mail precedentemente inviata ho inserito un riferimento all’ASCOM che può essere male interpretato o innescare polemiche che non intendo in nessun modo alimentare.
    Pertanto il testo che sottoscrivo è il seguente:

    Sulla vicenda del megastore di Savigliano, sono rimasto sorpreso dalle dichiarazioni dell’assessore all’urbanistica Pittavino riguardo alle opere di urbanizzazione che sarebbero state richieste “…per disincentivare la ditta a costruire”.
    Da ex amministratore ed ex sindaco mi sorge spontanea una domanda: ma chi ha inserito quelle aree nel piano regolatore?
    Come può una amministrazione comunale che è al potere da almeno 15 anni sostenere che è contraria al centro commerciale, previsto da un piano regolatore da essa stessa approvato e nello stesso tempo scaricare la responsabilità sull’assessore regionale che è in carica da appena sei mesi?
    Ed ancora chi ha lucrato sulla compra vendita dei terreni, non sono forse cittadini e famiglie di Savigliano, magari imparentati con chi ora protesta?
    In fondo a tutta questa vicenda, rimane la sgradevole sensazione che se l’impresa costruttrice fosse di Savigliano, anzichè di Bagnolo, le cose forse sarebbero andate diversamente.
    Francesco Beriachetto

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