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Terremotati ospiti in città, volontari in Abruzzo

Mentre i grandi del mondo si incontrano a L’Aquila, la terra in Abruzzo continua a tremare. Sono passati 3 mesi da quel terribile 6 aprile, ma il ricordo rimane ben scolpito nella mente di chi l’ha vissuto. Non è facile parlare di quei terribili momenti e la signora Natalina Galano ben lo sa. Ancora oggi le lacrime le riempiono gli occhi: persone care sono rimaste sotto le macerie, la casa non esiste più, il lavoro è in forse (la signora si occupava della gestione del personale di una ditta di pulizie che lavorava per l’Università del l’Aquila, ma ora non c’è più nulla da pulire) e tutto quello che era una vita normale sembra essersi fermato quel giorno.
Accompagnata dal fratello Gabriele, ex brigadiere dei Carabinieri che da anni vive a Savigliano, la signora ci ha raccontato di quella notte che ha distrutto un’intera città e ha messo in ginocchio la sua gente.
Che cosa ricorda di quei momenti?
La notte del terremoto mi trovavo al paese di mia madre, Fagnano Alto, una località a 25 chilometri dal capoluogo. Avevo deciso di lasciare la mia casa di Coppito nella periferia aquilana qualche giorno prima. C’erano state diverse scosse nei giorni precedenti e avevamo paura…
Che cosa ha fatto quando ha sentito la terra tremare?
Quando è arrivata la scossa più forte era notte fonda: mia figlia è uscita fuori, ha sentito un forte boato ed ha visto in lontananza l’Aquila spegnersi (la corrente elettrica è saltata). Il buio avanzava e la terra tremava sempre più forte. Avevo la sensazione che si aprisse sotto i miei piedi.
Era da tempo che si avvertivano queste scosse telluriche?
Sì. Già da novembre. Piccole scosse che poi ci hanno detto che erano di caricamento. Ma con l’andare dei mesi si sono intensificate. Dormivamo vestiti, lo stress era parecchio.
Praticamente vivevate sopra una faglia…
Già, ed è per questo che ci sono stati tutti questi danni. Pensi che dalla montagna sono caduti massi enormi e che addirittura un lago è stato risucchiato.
Tutte le località intorno a L’Aquila hanno subito danni. Ci sono paesi da buttare giù completamente.
La sua casa com’è?
Noi abbiamo subito parecchi danni e la mia casa non è agibile. Io vivo in un condominio ed i piani bassi sono completamente esplosi. Le strutture (antisismiche) hanno tenuto, ma le mura sono piene di crepe.
Durante il terremoto siete scappati in strada…
E non siamo più rientrati in casa. Vi sono tornata il giorno dopo per prendere il necessario, tutto era in terra, mi ha fatto impressione vedere l’orologio caduto dal muro fermo alle 3,32.
Avete trovato alloggio in una delle tante tendopoli allestite dalla Protezione civile?
Abbiamo passato 2 notti in tenda. I volontari sono stati bravissimi ed in breve tempo hanno tirato su dal niente interi campi. Purtroppo, anche il clima si è messo contro di noi. Nelle notti successive ha fatto molto freddo. Mia madre è anziana e non poteva più vivere in quelle condizioni. Allora ho chiamato mio fratello che vive qui a Savigliano per chiedergli di ospitare nostra madre, e lui gentilmente ci ha accolto tutti.
Da quel giorno è più tornata in Abruzzo?
Una sola volta. Abbiamo dormito vestiti, ospiti di amici che hanno una casa in una località che non è stata toccata dal sisma. Ad agosto probabilmente torneremo di nuovo a prendere alcune cose. È tutto in forse, perché dovremo trovare una sistemazione e non così semplice.
Tornerete a casa?
Non lo so. Le scosse continuano e ho paura che non siano scosse di assestamento, temo che possa di nuovo accadere… che si tratti di altre scosse di caricamento. I tempi di ricostruzione sono lunghi. La terra continua a tremare ed è impossibile andare avanti a costruire. Tante persone vivono ancora nelle tendopoli.
In questo periodo ha avuto contatti con chi è rimasto a L’Aquila?
Ho contatti giornalieri con amici e parenti rimasti in Abruzzo. A volte mi capita di vivere in diretta con loro altre scosse sismiche e ogni volta mi viene un tuffo al cuore.
Liliana Cimiero�

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