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Ancora paura per l’alluvione

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L’assessore regionale e presidente Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po), la braidese Bruna Sibille, non ha voluto aspettare: venerdì, a sole 24 ore dall’alluvione, ha convocato una riunione in municipio a Savigliano con i Comuni danneggiati dalla piena.
La sala era stracolma e, durante l’incontro, non sono mancati i momenti di tensione, anche se il dibattito è sempre rimasto nell’alveo del confronto civile.
Il sindaco Aldo Comina ha reso noto che in città la portata del Mellea è stata di circa 100 metri cubi al secondo: a ripetere lo stesso scenario del 30 maggio 2008 c’è mancato davvero poco.
L’assessore Sibille ha poi tracciato un quadro dei fondi disponibili per far fronte alle emergenze maltempo che nell’ultimo anno sembrano diventate un evento normale e non più eccezionale. Dopo l’alluvione del 30 maggio scorso, infatti, c’era stato quello di dicembre in campagna (provocato dai corsi d’acqua minori) e quello di giovedì scorso. «Abbiamo avuto – ha detto – ben 2 eventi calamitosi negli ultimi 10 mesi. Tra danni alle opere pubbliche ed ai privati sono stati richiesti oltre 600 milioni di euro. Ne abbiamo disponibili ora 156 milioni: meno di un terzo della somma necessaria a far fronte alla sola alluvione di maggio. Di più, il governo non ci ha dato, nonostante avessimo interessato tutte le istituzioni. Comunque vi garantisco che ogni euro arrivato in Regione è stato immediatamente distribuito».
Alle due alluvioni si è però aggiunto un inverno di eccezionali nevicate, che ha procurato spese, soprattutto in montagna, per 450 milioni. «Su questi – ha aggiunto Sibille – abbiamo una promessa di 11 milioni e mezzo su 30 milioni richiesti. Capirete che permane una totale difficoltà».
Cifre alla mano, dunque, non c’è da stare allegri. Mancano i soldi per far fronte a spese vecchie di mesi. «Non dobbiamo – ha concluso l’assessore-presidente, rivolgendosi ai sindaci – fare guerre tra poveri: siamo in una situazione grave: muoviamoci tutti insieme. La questione non è più differibile, dobbiamo essere tutti uniti: Comuni, Provincia e Regione».
Sono seguiti gli interventi di numerosi sindaci, in primis quello di Cavallerleone, Giovanni Bongiovanni (di cui riferiamo a parte), che già scalpitava da alcuni minuti. I primi cittadini si lamentano perché la legge non consente loro d’intervenire immediatamente per risolvere i problemi del proprio territorio e chiedono maggiori poteri. Con le norme attuali, spesso hanno le mani legate, ma… come lo spiegano ai loro compaesani, specie nei momenti di paura? «Non è giusto – ha invece sostenuto Aldo Comina in proposito – fare ognuno di testa propria. Abbiamo pressioni da parte dei cittadini che ci dicono: “Piuttosto che avere di nuovo l’acqua in casa, l’argine me lo faccio io da solo”. Io dico che la programmazione va fatta sull’intera asta dei fiumi, ma bisogna ridurre gli iter burocratici per far partire i lavori. Noi a Savigliano abbiamo i progetti per i nuovi argini del Mellea già pronti, ma siamo fermi perché bisogna sempre aspettare l’ok dell’Autorità di bacino, che ha sede a Parma».
Conclusi gli interventi dei sindaci, il presidente della Provincia Raffaele Costa ha proposto di istituire un Comitato misto (Comuni, Provincia, Regione e parlamentari locali) che in un mese riesca a portare le istanze del territorio a Roma. A contestare la linea seguita dall’Aipo (che esegue i lavori sui fiumi decisi dall’Autorità di bacino) è stato il consigliere comunale di opposizione Marco Buttieri. «Secondo me – ha detto – la linea tenuta dell’Aipo non è giusta. Dobbiamo far sì che i lavori urgenti si possano fare in tempi brevissimi. Ogni volta che piove, le case e le campagne sono invase dall’acqua. Siamo ai primi di aprile: in questa stagione, ogni 15 giorni si rischia di finire a mollo».

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