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Furbetti e morosi sono di casa

Sono 181 le famiglie saviglianesi che hanno fatto richiesta all’ATC (Azienda territoriale per la casa) di un alloggio. L’emergenza abitativa torna a farsi sentire e ritorna la richiesta di un appartamento a canone di affitto agevolato. Famiglie numerose ed a basso reddito sono le principali aspiranti a questa tipologia di abitazioni, ma sempre più si trovano anche anziani soli e con pensioni basse.
Gli alloggi popolari in città sono meno di 400 e, mentre si attende che la regione eroghi ulteriori finanziamenti per il futuro, sono già in cantiere (si stanno espletando le ultime pratiche burocratiche) altri nuovi alloggi nella zona di via Suniglia.
Le nuove graduatorie (provvisorie) degli aventi diritto saranno affisse in Comune nei prossimi giorni. Molte domande sono rimaste in sospeso, soprattutto a causa del problema del reddito. Il dato che emerge è la sproporzione che esiste fra i requisiti di reddito richiesti e quelli reali.
«Le classi di reddito – dice Gino Garzino, vicepresidente dell’agenzia per le case popolari – sono da rivedere perché sono troppo basse. Una famiglia di 4 persone, ad esempio, per poter fare richiesta e vedere accolta la propria domanda, dovrebbe avere un reddito lordo di 28 mila euro, cifra che si abbassa ulteriormente se il capofamiglia svolge un lavoro autonomo».
Ma se per qualcuno la casa è un problema, c’è anche chi fa il furbo. Persone che cedono l’appartamento a chi non ne ha diritto oppure non pagano il canone (davvero popolare) risultando di fatto morosi. Un problema che interessa anche la nostra città e che ha messo in allerta chi si occupa della materia.
«Il fenomeno esiste – ci dice l’assessore Giacomo Calcagno – ma stiamo vigilando perché non diventi un malcostume. I casi sono pochi e i controlli vengono effettuati costantemente».
Occupazioni abusive e subaffitti sono, dunque sottoposti a controlli, ma quello su cui, però, non si riesce ancora ad avere un verifica capillare è il problema del reddito. Famiglie che al momento dell’assegnazione avevano un reddito basso e che ora, passato qualche anno, hanno invece incrementato le loro entrate, dovrebbero lasciare il posto a chi ne ha effettivo bisogno. «La cosa purtroppo non sempre accade, ma – assicura Garzino –  l’ATC e la Regione stanno lavorando per eliminare queste situazioni».
Ottenere una casa popolare non è dunque così facile e questo lo sanno bene soprattutto gli stranieri. Per loro, oltre ai requisiti classici (reddito, nucleo familiare numeroso e situazione abitativa precaria) è stato aggiunto anche il vincolo dei 3 anni di lavoro continuativo nel nostro Paese. La percentuale di stranieri che ha fatto richiesta nell’ultimo bando chiusosi lo scorso giugno è rimasta immutata rispetto al passato, assestandosi su un 14%-15% contro il 18% a livello provinciale.

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