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Poste: un mese di proteste

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Da questa settimana lettere, pacchi e raccomandate potrebbero arrivare in ritardo: i portalettere piemontesi bloccheranno gli straordinari e gli “abbinamenti”, ossia la sostituzione dei colleghi in malattia. I primi a farlo sono stati i tesserati Cisl e Failp, cui da mercoledì si sono aggiunti gli aderenti a Cgil e Uil. Per tutti l’agitazione terminerà il 18 febbraio.
Oltre a questo sciopero regionale, il 26 dello stesso mese Cgil, Uil, Sailp e Ugl ne hanno indetto un altro a livello nazionale che coinvolgerà anche gli sportelli (oltre al settore recapito) per una giornata di astensione dal lavoro.
I problemi: manca personale, la programmazione delle ferie e le sostituzioni risultano difficili. Risultato? Si creano disservizi.
Nel 2003 i dipendenti delle Poste erano 1.543 ; ora sono 1.453: un calo di quasi 100 unità. L’azienda asserisce però che non si tratta di riduzione di organico, ma di una razionalizzazione a seguito dell’informatizzazione dei processi di lavoro. Molte operazioni oggi sono fatte con il computer.
Delle 562 aree di recapito in cui era divisa la provincia Granda, 37 sono state cancellate, accorpando paesi vicini. In alcune zone dove c’erano due postini, adesso ne rimane uno solo. «Il ricorso allo straordinario spesso diventa l’unico modo per consegnare tutta la posta in tempo» dicono i portalettere.
Secondo Cgil, Uil, Sailp ed Ugl la situazione nel settore del recapito è grave e “genera – si legge in una nota – aggravio sui lavoratori e ripercussioni sulla distribuzione della corrispondenza ai cittadini”. Inoltre, i sindacati puntano il dito contro il mancato rinnovo del premio di risultato, l’incremento degli infortuni (10 le morti sul lavoro registrate nel settore in Italia nel 2008) e forti disagi nella gestione degli sportelli.
Ci attendono dunque settimane con la consegna della posta – e quindi anche dei giornali – a singhiozzo.

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