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Cassa integrazione alla Saint Gobain

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Due mesi a singhiozzo per la produzione nello stabilimento saviglianese della Sekurit-Saint Goban. L’azienda di via Saluzzo che produce vetri per auto da qualche tempo risente anch’essa della crisi economica a livello mondiale. Tra i settori investiti c’è infatti quello dell’auto, con conseguenti mal di pancia per tutto l’indotto.
Lunedì, quando i 250 lavoratori – tra operai ed impiegati – hanno di nuovo varcato il cancello dello stabilimento dopo diverse settimane di stop produttivo, azienda e sindacati si sono incontrati per trovare un accordo al fine di gestire il delicato momento sotto il profilo occupazionale.
Alla riunione, riferiscono fonti sindacali, ha presenziato anche l’amministratore delegato del gruppo, ingegner Canale, che ha relazionato sull’attuale momento della multinazionale ed ha tracciato le prospettive a breve termine, per i prossimi due mesi.
Durante l’incontro, è stato finalmente trovato un accordo per gestire il minor carico di lavoro. Fino a marzo, la fabbrica aprirà e chiuderà per alcune settimane, con il seguente calendario: sino al 25 gennaio (l’azienda ha riaperto il 12) si lavorerà. Poi, stabilimento sbarrato dal 26 gennaio al 7 febbraio. Tutti di nuovo al lavoro dal 9 al 21 febbraio. Cancelli di nuovo sprangati dal 23 febbraio al 7 marzo. Durante i periodi di fermo, esaurite le ferie residue, i lavoratori saranno posti in cassa integrazione e percepiranno indicativamente il 60% dello stipendio, più un’integrazione di 11 euro giornalieri per chi lavora sui 18 e 21 turni, di 15 euro per il restante personale. Ad inizio marzo, ci sarà una nuova riunione tra azienda e sindacati per fare il punto della situazione. Pare infatti che a quella data alcune lavorazioni ottenute dall’estero ed attualmente effettuate a Savigliano potrebbero cessare.
Intanto, diminuiscono, come previsto, i lavoratori con contratto interinale: erano circa 40, ma i loro contratti non saranno rinnovati.
«Questo primo accordo – afferma Valter Ellena della Cisl – ci permette di tamponare questo momento incerto, ma certo rimane una forte preoccupazione per il futuro dello stabilimento».

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