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Galletto è pronto a correre come “vice”

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«Se posso essere un valore aggiunto, io ci sono». Remigio Galletto, già sindaco dal ’90 al ’93, parla chiaramente: alle prossime elezioni comunali del 2009, non scenderà più in campo come candidato sindaco, è comunque pronto a schierarsi ma in seconda linea.
L’ex primo cittadino, dunque, non nasconde la sua voglia di tornare sulla scena come “secondo”. Ma secondo di chi? «Non avrei problemi – svela – a fare il vice di Dino Allocco. Penso sia una persona valida, anche se ha messo molti paletti per la sua candidatura. Io, comunque, sarei orientato a dar vita ad una lista civica. Nelle elezioni comunali contano molto di più gli uomini che i simboli di partito. Su questo fatto sono d’accordo con Allocco». Ma quello dell’uomo più corteggiato dal centro-destra non è l’unico nome che circola. Pare che lo stesso Galletto avesse, nelle scorse settimane, contattato due persone «valide» ed abbia ricevuto un «no» ed un «forse». Il geometra ha ben presente l’identikit del candidato ideale: «Vedrei bene – ha detto – anche un sindaco giovane, laureato, magari con studi classici. Insomma, un uomo capace e con una bella dialettica».
Secondo quanto lascia trapelare Galletto, sarebbero già tre o quattro le liste bell’e pronte nel centro-destra. Ma lui, che è sostenitore di candidature civiche, non vorrebbe proprio nessun partito tra i piedi? «Ma no, andrebbe bene ugualmente, per carità! Io non sono più iscritto all’Udc perché non ne ho condiviso alcune scelte, ma se ci sono liste con simboli di partito, non mi oppongo».
Per Galletto, Savigliano è ad una svolta. «Non contiamo più abbastanza – afferma – sia in Provincia, che in Regione. E questo succede da dieci anni. Lo si vede dai lavori pubblici sulle scuole e sulle strade… da noi non si muove nulla».
Galletto, dunque, si mette a disposizione. Vuol fare il rifinitore alla Totti per servire il centravanti, sia esso Allocco od un giovane “Pato” della politica locale. «Sono certo – ha concluso – che dobbiamo ricercare ciò che ci unisce, non ciò che ci divide».

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