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Commosso addio al canonico Muò

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Giovedì scorso, la città ha dato l’estremo saluto al canonico Domenico Muò, 91 anni, deceduto il giorno prima per malattia.
Alto, andatura a piccoli passi, cappotto grigio, berretto in testa, così lo si incontrava sotto i portici o in giro per la città negli ultimi tempi. Lo sguardo vivace e sempre aperto al sorriso appena qualcuno accennasse al saluto dicendo: «Canonico!». Lui rispondeva affabilmente con un cenno della mano ed aggiungeva qualche parola – per me era sempre “magister!” – che sapeva della buona cultura antica di cui era appassionato, con particolare attenzione a Dante e soprattutto al Manzoni, dalla quale sapeva trarre cose vecchie e cose nuove sapendo leggere i segni dei tempi.
Era nato a Bra il 21 ottobre del 1916, ai tempi della grande guerra. Percorse tutta la lunga strada degli studi ecclesiastici nei diversi gradi del Seminario. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1939, pochi mesi prima che scoppiasse il Secondo conflitto mondiale, dal Cardinale di Torino Maurilio Fossati. Gli venne dato immediatamente l’incarico di convittore alla Consolata e poco dopo passò a Nichelino in qualità di vice-curato, dove operò fino al 1942 quando approdò, giovane vice-curato, alla chiesa Collegiata di S. Andrea in Savigliano, presso la quale avrebbe prestato ininterrotto servizio, diretto o collaborativo, per tutto l’arco della vita. Nel 1948 entrò a far parte del Collegio dei Canonici, mentre nel 1958 fu chiamato come assistente spirituale presso quella istituzione che, col passare del tempo, sarebbe diventata l’attuale casa di riposo “Chianoc”, dove non avrebbe macato di celebrare ogni giorno l’Eucarestia e di essere di conforto a quanti, con lui, condividevano l’abitare in quella struttura.
Era assai attivo e fu sempre di grande aiuto agli Abati che si succedettero nel tempo in Sant’Andrea. Pensate che teneva il conto delle messe celebrate: ben 31.954.
Quante volte l’abbiamo visto, durante le funzioni, seduto all’organo suonare e dirigere la cantoria! Per molti, oltre che sacerdote forgiato negli anni duri del secolo scorso, è stato un caro amico coi quali ha saputo condividere anche la convivialità dei momenti gioiosi. È stato a lungo nella nostra città terrena, per questo è più mesto il distacco, ma più duraturo il ricordo.
Giovedì, a Sant’Andrea, hanno officiato il rito funebre, oltre al clero della nostra Unità Pastorale, il Card. Severino Poletto e Mons. Guido Fiandino. Era inoltre presente un nutrito gruppo di laici delle varie parrocchie saviglianesi.
Osvaldo Pignata�

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